Quale trattamento fogliare per l’occhio di pavone?

Domanda: Salve, vorrei avere delle informazioni circa il trattamento fogliare oliveto contro “occhio di pavone”

Risposta: 

L’occhio di pavone è una malattia crittogamica (fungina) dell’olivo. Lo sviluppo di questa malattia è strettamente legato all’andamento meteorologico. Ha un periodo di incubazione lungo della durata di diversi mesi, i sintomi del contagio appaiono sulle foglie; sulla pagina superiore si manifestano macchie circolari di colore bruno, giallastro o verdastro, di diametro che può andare da due millimetri ad un centimetro. Con il passare del tempo le macchie virano ad un colore nerastro a seguito della comparsa delle spore. Per lo sviluppo del fungo sono necessarie condizioni ambientali in grado di favorire la germinazione delle zoospore, in particolare sono necessari elevate percentuali di umidità relativa e temperature comprese tra 10 e 20 °C (l’optimum è compreso tra 12 e 15 °C). Queste condizioni di solito si verificano in primavera ed in autunno.

La durata dell’incubazione della malattia, periodo compreso tra l’infezione determinata dal contatto delle zoospore con i tessuti vegetali e la comparsa delle macchie, può variare dai 3 ai 5 mesi. Se dovessero comparire delle macchie nel mese di luglio vuol dire che la contaminazione è avvenuta nel mese di aprile. Il danno più grave è quello a carico delle foglie. La prematura caduta di foglie può avvenire anche prima della completa manifestazione della sintomatologia tipica ad “occhio di pavone”. Fattori che influiscono sulla defogliazione sono: l’età della foglia (cadono prima le foglie più vecchie), l’intensità dell’infezione, la localizzazione delle lesioni, agenti meteorologici violenti (vento, pioggia) e la stagione (la maggior perdita di foglie avviene generalmente nella stagione primaverile). Una eccessiva perdita di foglie può compromettere non solo il raccolto dell’anno ma, la vita stessa della pianta. Trattamenti preventivi sono consigliati con prodotti a base di rame. Questi devono essere effettuati prima della germinazione delle zoospore, che generalmente avviene in primavera e in autunno.

I prodotti da utilizzare sono a base di rame, impiegati da tempo con buon successo. Tra i rameici, gli ossicloruri, sono da preferirsi alla poltiglia bordolese per la possibilità di eseguire trattamenti in miscela con altri insetticidi. In condizioni normali, sono consigliabili due interventi: il primo verso la fine dell’inverno o inizio primavera; il secondo all’inizio della stagione autunnale, soprattutto se si presenta molto umida. Nel caso che annate con scarse piogge e clima secco può essere sufficiente un solo intervento anticrittogamico. Riguardo all’attività dei fungicidi rameici, è interessante ricordare come, nel caso dell'”occhio di pavone”, essi svolgano una duplice funzione di protezione delle foglie non ancora infette ed un’azione defogliante a carico della vegetazione compromessa. Nell’agricoltura biologica, oltre ai prodotti rameici, può essere utilizzato nella prevenzione dall’occhio di pavone anche il caolino. Quest’ultimo, a livello commerciale, viene venduto sotto forma di polvere, che può avere diversi gradi di consistenza e purezza, con detta polvere viene ricoperta la pianta, formando così una barriera protettiva.

 

Riccardo Russu

Quali tecniche agronomiche furono adottate sugli olivi in Toscana in seguito alla gelata del 1985?

Domanda: Vorrei sapere quali tecniche agronomiche sono state adottate in Toscana per il recupero degli olivi danneggiati dalla gelata del 1985. In particolare vorrei sapere se i 3 o 4 polloni riallevati dalla ceppa sono stati rinnestati oppure no. Vorrei inoltre sapere se ci sono documentazioni, come ad esempio manuali per la guida al recupero delle piante, che sono stati adottati e divulgati e se sono consultabili.

Risposta: 

La gelata fece danni ingentissimi soprattutto agli olivi delle aree interne toscane. Nella gran parte dei casi gli olivi furono recuperati tagliati i vecchi tronchi alla base e riallevando 3-4 polloni, tra quelli migliori per posizione e vigore. In un numero minore di situazioni si riuscì a salvare parte del tronco e delle branche principali e quindi si riformò la chioma dalle branche primarie della forma a vaso.

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, esiste un manuale o pubblicazione. Il recupero degli oliveti dopo le gelate sono di solito oggetto di descrizioni più’ o meno dettagliate in molti libri di testo, tra cui il Morettini, ormai pero’ introvabile (ultima edizione del 1972), che dedicò molte pagine al tema. Un capitolo (n. 6) e’ presente anche nel libro che scrissi col Dr. Cantini (Potatura e forme di allevamento dell’olivo, Edagricole 2012)

Riccardo Gucci

Come posso recuperare la produttività di un oliveto?

Domanda: Devo recuperare la produttivita’ un oliveto di circa 800 piante in cui la situazione e’ abbastanza complicata.
Praticamente è in stato di abbandono totale da anni e uno dei problemi maggiori è che sono stati tagliati totalmente i rami bassi della vegetazione.
Per stimolare i nuovi ricacci andrebbero fatti tagli al tronco molto grandi, con ripercussioni sulla longevita’ della pianta.
Su una delle aree di circa 3000 mq (150)  venne fatto un tentativo del genere meno di dieci anni fa ma male eseguito.Purtroppo in origine gli olivi vennero pensati a monocono (inizio anni 80) per poi essere totalmente riformati vent’anni dopo e adesso si presentano in precario stato di salute oltre aver ripreso ad allungarsi in altezza.Davvero una capitozzatura generale con l’idea di ripristinale il vaso policonico e’ l’unica possibilita’?Quali sono I rischi che si corrono in termini di salute della pianta?

Risposta:

 

Riportare alla produttività una piantagione di olivo di una trentina di anni, scappata verso l’alto, è possibile con scelte agronomiche e di gestione della chioma diverse.Il compito di dare una risposta univoca sarebbe stato semplificato se fossero stati forniti maggiori dettagli quali: distanze di impianto, cultivar, anni produttivi dall’inizio della piantagione o dopo gli interventi, tipologia di suolo.Gli impianti a monocono sono stati effettuati dopo la gelata del 1985 e ordinariamente con elevate densità di impianto (numero di piante per ettaro), senza tener conto della vigoria delle  cultivar utilizzate: in genere sono state impiantate la cv Frantoio (vigorosa) e la cv Leccino (mediamente vigorosa); nella zona indicata non dovrebbe essere stata inserita la cv Moraiolo, ma forse qualche novità vegetale come l’FS17.

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Resa in olio delle olive in frantoio.

Domanda: Chi vi scrive è un affranto agronomo rimasto deluso dall’aver constatato che alcuni frantoi comunicavano le rese ai loro clienti facendo il rapporto dei litri di olio ottenuti sui chilogrammi di olive frante. A mio modestissimo parere, il metodo ufficiale per calcolare la resa è soltanto quello che prevede la sua determinazione solo e soltanto se fatta con peso di olio rapportato al peso di olive “pulite”.
Esiste un metodo ufficiale in modo tale che la mia resa sia confrontabile con la resa del direttore dei Georgofili?

Raffaele Starace

Risposta:

Premettendo che non sono a conoscenza di un protocollo ufficiale la logica impone di fornire i kg di olio prodotto dai kg di olive consegnate, anche in virtù di un rapido calcolo della resa percentuale.

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Concimazione organica oliveto

Domanda: Vorrei sapere il periodo corretto per iniziare la concimazione dell’oliveto utilizzando concimi organici. L’oliveto è situato a 150 m.s.l mare sulle colline Pisane, viene potato regolarmente ogni anno, quest’anno causa estrema siccità le piante non hanno vegetato molto , hanno fatto una produzione media e sono circa 6 anni che non viene somministrato nessun concime. Avete delle formule di concime da consigliare ?

Risposta:

I concimi organici richiedono di solito un periodo più lungo di quelli minerali per svolgere il loro effetto nutritivo in quanto gli elementi sono complessati in matrici organiche che li rendono disponibili più gradualmente. L’effetto della concimazione organica dura a lungo e non arricchisce il suolo solo dal punto di vista chimico, ma ne migliora anche le proprieta’ fisiche e biologiche.

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Varietà di olivo in altura

Domanda: Ho intenzione di impiantare circa 5 ettari di oliveto specializzato. Il terreno interessato si trova ad una quota compresa tra 670 e 730 metri s.l.m., con pendenza di circa il 13% ed esposizione prevalente a NordEst. Intendo realizzare un impianto a file monovarietali per avere raccolte differenziate, e vorrei sapere il nome di 6-7 varietà di olivo adatte per la zona descritta.

Gianni Bonemei

Risposta:

In passato, per la Toscana la quota altimetrica attorno ai 700 m slm era considerata quasi un limite per la coltivazione dell’olivo, oltre quella fascia climatica infatti solo poche cv dotate di buona resistenza alle basse temperature vi potevano essere coltivate.
Tuttavia, con gli andamenti climatici degli ultimi decenni si è assistito ad progressivo ampliamento di questo limite, tanto che oggi sono molto più numerose le varietà di olivo che sembrano adattarsi a fasce climatiche sempre più elevate.

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