Come era fatta la zucca frataja?

Domanda: Buongiorno., sto cercando di capire come fosse fatta la zucca frataja o frataia o anche zucca bianca. In particolare cerco un disegno o una foto. Compare nei testi dell’800 a Como. Piacenza Genova Milano Mantova Venezia Firenze Napoli. Sulla varietà ho trovato discordanze.

Risposta: 

È una zucca invernale, di forma bislunga o oblunga e con buccia verde (fonte: Istituzione botaniche del dottore Ottaviano Targioni Tozzetti, 1813). La zucca frataia è detta, sempre da Ottaviano Targioni Tozzetti, nel suo Dizionario Botanico (1825) anche Zucca bianca per il colore della polpa (Cucurbita melopepo carne Alba).
Dumont du Courset, nel suo “Il botanico coltivatore” (Padova, [ca. 1820] vol. XII). la descrive così:
“Foglie più ampie, cuoriformi, rotondate; si sostengono sopra i loro pezioli dritti. Fiori più aperti, il cui lembo è riflesso. Frutti grossissimi, sferici, schiacciati, a coste regolari, bellicati dai due lati”
Non abbiamo notizia, al momento di immagini che si riferiscono esattamente alla Zucca frataia nonostante nelle numerose nature morte presenti nei vari musei (ad es. quello di Poggio a Caiano vicino a Firenze) non mancano immagini che potrebbero riferirsi a quella varietà, disegni antichi di molti tipi di zucca sono disponibili al seguente indirizzo:

https://www.gbif.org/species/8555531

http://plantillustrations.org/species.php?species=Cucurbita+pepo

Daniele Vergari e Alberto Pardossi – Accademici dei Georgofili

Cosa mangiavano nell’antica Roma?

Domanda: Quali erano gli alimenti più consumati nell’antica Roma? In particolare: Il popolo Romano, mangiava anche ortaggi e cereali?

Luca Gorelli

Risposta: 

La base della alimentazione dei romani era costituita da una farinata di farro, un piatto antenato della polenta con un po’di sale e spesso un filo d’olio. I greci definivano i romani come “mangiatori di puls”.

Per avere una informazione rapida ma solida sull’alimentazione dei romani suggerirei il saggio di Arnaldo Marcone nel secondo volume della “Storia dell’agricoltura italiana” , consultabile gratuitamente presso l’Accademia dei Georgofili.

 

Prof. Zeffiro Ciuffoletti

 

Molina, Staio, Bozzero: a quanti chili di olive corrispondono?

Domanda: In Versilia nell’800 e primi del 900 si usava per la misurazione delle olive da portare al frantoio le misure. MOLINA – STAIO – BOZZERO .

Vorrei sapere, se possibile, a quanto corrispondono in Kg di olive

Risposta: 

La questione relativa alle antiche misure agrarie usate localmente in Toscana è complessa.
A parte il Staio, le altre misura non si trovano descritte nelle principali pubblicazioni di ragguaglio fra le antiche misure e quelle metriche lineari adottate universalmente e definitivamente in Toscana nel 1861.
Tuttavia una serie di altri documenti degli inizi del XX secolo possono indicarci che le misure di Molina, Staio e Bozzero possono essere valutate come di seguito.
La Molina, è un termine che troviamo utilizzata come misura degli aridi, e in particolare delle olive, in Alta Versilia e nel Pietrasantino con le seguenti equivalenze:
Molina= 3 Sacchi = 9 Staia
Il Sacco è pari, secondo Bertani Tomei (1904) a 58-60 kg quindi una Molina è pari a circa 180 kg e uno Staio (assumendo per comodità il valore di 60 kg) è pari a 20 kg.
Il Bozzero, invece, è un misura per gli aridi usata per le piccole granaglie (tanto che lo troviamo utilizzato nell’area apuana anche per le castagne), è la misura più piccola del sistema.
Le equivalenze erano:
Sacco= 3 Staia = 6 Mezzini = 12 Quartini= 24 Bozzeri
Quindi 1 staio= 8 bozzeri e 1 Bozzero = 2,5 kg circa.

Daniele Vergari

Bibliografia
Dott. Bertani Tomei, Ancora sull’olivicoltura della versilia superiore, L’Agricoltura Italiana, vol. XXX, 1904, p.226
Studi di filologia italiana, vol. LXVII, 2009, p. 177.