Grano Gentil Rosso: come fare a coltivarlo?

Domanda: Buongiorno,
ho un piccolo appezzamento di terreno mai lavorato. Ho steso circa 20 cm di pacciame a fieno con l’intenzione di seminare un grano antico a ottobre. Non sono pratica di agricoltura ma amo le farine e l’autoproduzione di pane. Facendo qualche ricerca mi sembra che il Gentil Rosso possa essere adatto a crescere in pianura Padana. Mi date conferma di questo? Sapete dove possa reperirlo e quanto me ne occorra per mq? dovrei seminarlo in circa 60 mq di terreno. Specifico che non mi piacerebbe utilizzare ne concimi ne erbicidi. Grazie mille!

 

Risposta: 

Con il nome Gentil Rosso si indica una “varietà” di frumento che tecnicamente deriva da una selezione operata nel 1911 fra differenti popolazioni italiane di frumenti che portavano quel nome. Fenotipicamente è caratterizzato da ampia variabilità con spighe che possono essere mutiche (“con i baffi”), ariste (“senza baffi”), in generale molto alto ma non uniforme, molto propenso ad accestire e molto rustico, ossia capace di adattarsi a molteplici ambienti pedoclimatici. In centro Italia viene coltivato dalle pianure costiere fino ad ambienti montani a 1200 m di quota.
Da nostre prove effettuate come Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze in collaborazione con l’azienda sperimentale Tenuta di Cesa della Regione Toscana, risulta che il peso di 1000 semi è di circa 45-50 g e che l’impiego di densità di semina di 200 o 350 semi a mq incide poco sulla produzione e sulla dimensione finale delle cariossidi prodotte.
Consiglierei pertanto una dose di 250 semi a mq, quindi per 60 mq occorrono circa 750 g.
Una visione virtuosa della coltivazione casalinga è sempre auspicata, ricordo però che il pacciamante organico in questo caso dovrebbe avere anche una funzione fertilizzante.
Il tipo di materiale utilizzato influisce molto sull’aspetto concimante, molte paglie entrano in competizione con il frumento per il nutriente azotato mentre residui di leguminose, soprattutto se prodotti durante la fase di crescita attiva della pianta, contengono ed apportano azoto alla coltura.
Altrettanto importante risulta l’aspetto fitosanitario visto che molto spesso circolano partite di semi autoprodotti senza una conoscenza dei rischi relativi alla diffusione di malattie quali carie e carbone. Un trattamento dei semi con solfato di rame, in questo caso ne bastano 2 g, può aiutare nel contenimento e nella prevenzione di malattie crittogamiche.
Per il reperimento del seme non sono in grado di dare indicazioni esatte vista l’esigua quantità. In Toscana una rete di agricoltori custodi coltiva anche questa varietà.

Marco Mancini