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Creare un castagneto da frutto: come posso fare?

Domanda: Buongiorno, voglio creare un castagneto da frutto e sono alle prime armi.
Ho un terreno a circa 600 metri dal mare sul altopiano del MontePoro, sul versante che scende a Tropea
Con quale schema devo piantare ? Qual’è la concimazione ideale ?

Risposta: 

Iniziativa lodevole, ma di non facile soluzione. Nel suo messaggio si dichiara essere alle prime armi come castanicoltore. Spero che abbia però conoscenze sufficienti del modo agricolo.

Per rispondere alla sua richiesta sarebbe importante avere informazioni puntuali sulle caratteristiche ambientali: orografia, parametri meteorologici, caratteristiche del suolo, accessibilità, superficie disponibile

L’italia collinare e di media montagna è piena di castagneti, tutti vecchi di tipo tradizionale. Quando in montagna arrivò il castagno (molti secoli fa) la fame sparì. Per questo al castagno gli vengono riconosciuti molti meriti e appellativi come “albero del pane”, “albero nobile dei monti”, e tanti altri.
Costituire un castagneto non è difficile, soprattutto in terreni fertili e non ristagnanti. La sua rusticità e adattabilità, anche in zone impervie, lo dimostra la presenza di meravigliosi e monumentali castagneti che hanno superato nei secoli e millenni ogni tipo di calamità biotiche e abiotiche. Quindi anche chi è “alle prime armi” può benissimo “creare un castagneto”. I castanicoltori di una volta erano tutti “alle prime armi” e i risultati ottenuti sono a dir poco “sorprendenti”.

Importante è avere informazioni sul tipo della vegetazione spontanea, ma anche cosa viene coltivato nell’area. In Calabria i boschi cedui ed i castagneti da frutto sono molto diffusi nelle aree collinari e montane (fino a Bagnara Calabra!). Sono presenti sull’altipiano di Monte Poro? Ciò è importante per esempio, per la produzione di polline: molte varietà di pregio di castagno sono autosterili. Una documentazione dello stato attuale e su quanto viene operato oggi nei castagneti da frutto presenti nella zona e/o nei territori dei comuni limitrofi risulterà molto utile, tra l’altro, per individuare quali sono le varietà di maggiore impiego. Di interesse sarebbe certamente sapere se esistono nuovi impianti di castagno.
Relativamente alla scelta delle varietà, è vero sono moltissime. Nell’ambito delle singole aree di coltivazione (sono in tutte le Regioni del nostro Paese) l’uomo ha selezionato nei secoli i tipi che riteneva (per esperienza diretta) i migliori e che rispondevano meglio alle proprie esigenze (es. frutti da consumo fresco come i marroni o frutti da trasformazione in farina), quindi diffondeva per innesto quelle varietà nella realizzazione di nuovi castagneti. E’ stato un lavoro immenso, ma occorre ricordare che il castagno è albero longevo (300-400 anni e oltre). Non sono avvenuti vasti spostamenti varietali come nel caso delle piante agrarie (vedi le varietà di grano, di patata, di pomodoro, i vitigni, ecc.) per cui questo ha comportato che non sono disponibili dati sperimentali su come si potrebbe comportare una ottima castagna dell’avellinese qualora fosse trasferita in Calabria. Personalmente ritengo molto bene! In Calabria sono varietà di pregio la INSERTA e la CURCIA (presente nei castagneti di Chiaravalle, Fabrizia, Mongiana, Brognaturo e altri).

Lo schema da seguire nella piantagione è quello adottato per tutte le piante da frutto.
Qui posso elencare le linee-guida e rimandare a testi tecnici lo sviluppo di ciascun intervento:
• Scelta del sito.
• Individuazione e analisi delle varietà da coltivare e degli impollinatori.
• Lavori di preparazione del soprassuolo.
• Interventi di impianto (piantagione).
• Sesti (distanze) di piantagione.
• Scelta del materiale di propagazione e tipo di innesto.
• Cure delle piante innestate e lavori di post-impianto (compreso l’inerbimento).
• Impianto di irrigazione (o di soccorso).
• Forma di allevamento (vaso, globo).
• Concimazione organica.
• Potatura di formazione e di fruttificazione annuali.
• Difesa biologica dalle avversità.
• Macchine per le operazioni colturali e la raccolta.

Relativamente alla disponibilità del materiale vivaistico. Sono pochissimi i vivaisti che producono materiale di propagazione di sicuro origine certificato. E’ noto uno in Toscana che può stabilire contatti con tutto il nostro paese. E’ stato coinvolto in ricerche di questa tipologia. Normalmente produce materiale allevato in vaso di un anno. La produzione del 2020 sarà molto limitata per i problemi derivati dagli impedimenti subiti alla circolazione stradale (limitata raccolta di marze dai campi di conservazione varietali). Qualora vi fosse interesse per le varietà locali occorre organizzare la raccolta del materiale di propagazione da piante madri di origine varietale sicura e facilmente rintracciabili.

Raffaello Giannini e Elvio Bellini

Come posso commercializzare l’olio di oliva?

Domanda: Buongiorno, da circa un secolo la mia famiglia produce olio per finalità non commerciali (famiglia, amici ecc.). I terreni si trovano in Calabria in prossimità della costa Jonica. Per molti anni gli uliveti sono stati trascurati ed ora mi piacerebbe riattivarli e magari commercializzare il prodotto, almeno a copertura dei costi di manutenzione.
Avrei tre domande:
1. è possibile far valutare l’olio da un punto di vista della qualità del prodotto e del gusto? Il frantoio naturalmente lo valuta dal punto di vista dell’acidità ed è un Extra Vergine.
2. volendo vendere il prodotto sembra che la partita IVA sia lo strumento più idoneo a proteggersi da eventuali pretese di terzi. E’ questo l’approccio consigliato?
3. esiste una sorta di guida per chi vuole avviare un percorso di questo tipo? che illustri gli obblighi, le normative di riferimento ecc.?

Risposta:

1) Per quanto riguarda le analisi chimico fisiche che completano il quadro della classificazione merceologica, oltre al dato dell’acidità libera, si dovrà portare un campione del prodotto/i presso un laboratorio chimico che si suggerisce sia accreditato dal SINAL in base alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005. Si consiglia di rivolgersi ad uno dei laboratori di analisi inseriti nell’elenco consultabile sul sito del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) al seguente indirizzo: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1988

per la valutazione delle caratteristiche organolettiche, si consiglia di rivolgersi invece ad uno dei panel (gruppi di assaggiatori) inseriti nell’elenco consultabile sul sito del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali al seguente indirizzo: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4158

2) per vendere l’olio (come qualsiasi altro prodotto) è sicuramente indispensabile che il venditore sia in possesso della partita IVA e adempia a tutti gli obblighi fiscali connessi (corretta tenuta dei registri IVA, ecc.). Per questi adempimenti è consigliabile rivolgersi a un commercialista. Nel caso dell’olio di oliva è necessario inoltre tenere il registro telematico di carico e scarico sul portale SIAN e rispettare le normative in materia di confezionamento ed etichettatura del prodotto.

3) non so se esiste una guida completa, aggiornata ed attendibile per la vendita dell’olio di oliva. Consiglierei quindi un contatto diretto con uno degli uffici periferici dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), che è un Dipartimento del MiPAAF, al fine di chiedere tutte le informazioni necessarie sia sul registro telematico che sulle normative in materia di confezionamento ed etichettatura del prodotto.

 

Luciano Zoppi (Regione Toscana) / Erminio Monteleone (UNIFI)